I BAMBINI? FACCIAMOLI DIVERTIRE E IMPARARE COL DISEGNO. Importanti implicazioni educative e nelle dinamiche dell’apprendimento legate alle attività grafo-pittoriche -PARTE TERZA-

Pubblicato il da Nuccio Salis

I BAMBINI? FACCIAMOLI DIVERTIRE E IMPARARE COL DISEGNO. Importanti implicazioni educative e nelle dinamiche dell’apprendimento legate alle attività grafo-pittoriche -PARTE TERZA-

Quando si pensa al disegno, sia esso libero, spontaneo o tematico, si è soliti associare tale attività a una qualche raffigurazione rappresentata ed impressa su una superficie che, di frequente, è immaginata nella grandezza di un foglio o di una tela più comuni. Di fatto, la modalità più nota per lasciare un segno, necessita di una superficie materiale. Esiste tuttavia la possibilità di tracciare in “campo vuoto”, facendo coincidere l’estendibilità dello spazio espressivo con l’aria aperta. Questa modalità, ma anche il tracciamento in superfici estese, permette che entri in gioco l’intero repertorio cinestetico delle componenti corporee. Questo punto richiama in auge la possibilità espansiva del gesto, nel caso si produca l’atto grafo-motorio su superfici ampie (macroscrittura).

Si tratta in ciascun caso di riferirsi ad attività che prevedono il rapporto fra soggetto e area spaziale, mediato da strumento tracciante (scalpello, pennarello, matita ecc.).

È possibile infatti utilizzare il corpo come unico strumento che scolpisce, solca o traccia segni, cifre o simboli, su superfici fra le più disparate: terra, fango, sabbia ecc., offrendo molto spesso allo stesso la possibilità di risvegliarne tutta la sua ricettività sensoria, e di cominciare ad interiorizzare importanti concetti topologici e spaziali. È l’attivazione del proprio scenario espressivo-corporeo a favorire una lettura di sé in termini di segmenti e funzionalità cinestetiche, ovvero a costruire la capacità di percepirsi come insieme di parti. La conoscenza e lo sviluppo di un Sé corporeo, che entra in relazione attiva con l’ambiente, conferiscono un vantaggio nel passaggio alla decodifica del simbolo alfabetico. Il corpo, così dinamicizzato dall’esperienza esplorativa, agevola la fissazione mnestica dei contenuti appresi, e quindi dei processi necessari alla corretta e precisa lettura e decodifica di ciò che è stato tradotto ed interiorizzato dal corpo stesso in fase esecutiva di movimento.

Certamente, le esperienze attraverso cui dare adito ad attività fondate sui principi sopradescritti, dovranno assumere un aspetto piacevole, a carattere ludiforme, utilizzando in ultima analisi l’espediente del gioco, col fine di realizzare importanti obiettivi di apprendimento mediante modalità distensive e rilassanti.

Il corpo che gioca è il corpo che impara, è cioè strumento di assimilazione diretta di dati e informazioni sia propriocettive che esterocettive. Ciascun input catturato in relazione con l’ambiente, è elaborato in funzione dello stato di benessere corporeo.

Un corpo in condizione di agio e di generale equilibrio, risponde ed attende in modo funzionale alle sollecitazioni esogene ma anche interne, provvedendo ad effettuare tutti gli aggiustamenti mirati a riadattare l’equilibrio del corpo medesimo.

Tale processo consiste nel riorganizzare di volta in volta le risposte più confacenti per mantenere un’adeguata espressività motoria. Un accurata scopia proprio su questo aspetto, fornisce rilevanti notizie sulle caratteristiche di un soggetto osservato. Nel particolare, si possono evincere le qualità espressive e funzionali inerenti in primis allo stato di attivazione e vigilanza che rende il soggetto disponibile ad apprendere. Si fa riferimento, in questo caso, a una predisposizione energetico-affettiva propriamente detta “funzione di veglia”. In seconda battuta sono da annoverare quei fenomeni cinestesico-motori rintracciabili nel tono muscolare, nell’equilibrio, nella coordinazione e nella percezione.

L’esperienza guidata, attraverso il gioco, può prevedere la riattivazione delle funzioni sopra riportate.

In regime di libertà espressiva, numerosi giochi dell’infanzia contemplano l’investimento delle dinamiche corporee in modo da svilupparne e garantirne gli equilibri funzionali. Il corpo di un bambino libero di agire nello spazio e compiere attività esplorativa, sia verso se stesso che nei confronti dell’ambiente circostante, è facilitato ad adempiere al raggiungimento di abilità e competenze tipiche del livello di sviluppo corrispondente all’età evolutiva. In assenza di oggettivi deficit o impedimenti di varia natura, il corpo che può avvalersi della facoltà di rapportarsi con l’ambiente, assume la capacità di vivificarsi e produrre risposte idonee alle sollecitazioni esterne. Esso, congiunto nell’unità psiche-soma, contribuirà a costruire e perfezionare un’identità di persona caratterizzata dall’attitudine alla scoperta, alla ricerca, e che in fasi successive, più mature ed avanzate, può manifestarsi nella forma del pensiero divergente, aperto e capace di contemplare un ventaglio di opzioni mai prima considerato. Una cinestesia centrifuga e aperta è indizio di un importante percorso evolutivo in divenire, che caratterizzerà il soggetto nel suo superamento di una visione unilaterale della realtà. In altre parole, la motricità egocentrica cede a quella policentrica, quale risultato dello spostamento del corpo nello spazio alla ricerca e alla scoperta dell’ambiente.

Il corpo che esegue i suoi movimenti nello spazio ha la possibilità di misurarlo, di esperirlo entrando in contatto con le cose, realizzando quei rapporti oggettuali attraverso cui il bambino incamera e registra percezioni, che divengono poi concetti e coordinate utili ai successivi aggiustamenti sempre più sofisticati e complessi. Il corpo è dunque il primo vero arnese tracciatore che ciascun bambino ha a disposizione, per connaturare quei concetti topologico- spaziali quali dentro, fuori, sopra, sotto, vicino, lontano, a cui in seguito si sovrastrutturano le capacità di rappresentare lo spazio, quindi di mediarne il significato ricorrendo a simboli o immagini mentali. Queste opportunità sono implicate nel gioco di movimento, ovvero quando si coinvolgono i dinamismi cinestetico-corporei direttamente interessati all’evoluzione delle abilità appena descritte. Per questa ragione, una organizzazione degli apprendimenti nelle aree dominio-specifiche delle abilità scolari di base, dovrà connotarsi secondo un indirizzo olistico, in grado cioè di cogliere ciascun soggetto nella sua essenza multidimensionale, aprendo quindi la possibilità di superare la rigidità meccanica imposta da un modello tradizionale ed obsoleto, che nonostante le scoperte e le strategie aggiornate messe a punto dalla pedagogia contemporanea su questo tema, persiste dentro un paradigma disgregante, indifferente alla sinergia a carattere interdipendente fra le diverse parti che compongono l’umana natura.

Promuovere un approccio che tenga conto delle teorie ed esperienze più recenti, diventa dunque, oggi più che mai, il compito a cui è chiamato ogni professionista dell’educazione e dei processi di sviluppo, affinché si contrasti una crescente cultura della medicalizzazione precoce, tesa a svuotare di profondo e autentico senso, l’esperienza dell’umano agire.

dott. Nuccio Salis

(Pedagogista Clinico, Counselor Socio-Educativo, Educatore Professionale area ADH, Formatore a orientamento transazionale)

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