CHE COS’E’ UN SEDANO? Considerazioni sull’apprendimento senso-motorio dei nativi digitali

Pubblicato il da Nuccio Salis

CHE COS’E’ UN SEDANO? Considerazioni sull’apprendimento senso-motorio dei nativi digitali

Uno degli insegnamenti ricevuti da bambini, riguarda certamente il divieto di giocare con il cibo. Forse, complice una certa eredità storica caratterizzata da stenti, ristrettezze e penuria in riguardo, e che da una parte ha sviluppato un saggio atteggiamento di rispetto nei confronti del cibo, elevato ad un valore sacrale, avendo allo stesso tempo sottratto ai bambini l’ennesima occasione di apprendimento spontaneo. Per giunta, le tradizionali pratiche relazionali che definiscono il rapporto fra bambino e adulto che fornisce il nutrimento alimentare, strutturano oramai un pattern uniforme basato su pratiche igieniche e di regole restrittive che di fatto impediscono ai bambini di impastare il cibo con le mani o di lordarsi eccessivamente.

Il bambino, insomma, non è quasi mai fruitore attivo del cibo, perché questo gli arriva già pronto, con un aspetto del tutto alterato che non presenterebbe mai in natura. Pappette, omogeneizzati, frullati ecc. sono tutti derivati da materie prime di cui il bambino non ha fatto alcuna conoscenza, né visiva e né tattile.

È ciò che accade esattamente al consumatore medio che sceglie prodotti derivati dalla catena industriale, della quale non è in grado di controllarne il processo e il lavoro a monte.

La preoccupazione di dare il primato alla pulizia del tavolo da cucina, occupando con prerogativa il compito della preparazione dei pasti, esclude i bambini da un’attività dotata di straordinarie potenzialità educative. Oltre che rivelarsi una squisita occasione per conoscere i propri figli e costruirvi un rapporto, ad insegnare loro la collaborazione, questi possono anche imparare importanti abilità utili anche in vista della loro autonomia personale.

Pochissimi bambini hanno oggi la fortuna di potersi curare di un orto e di osservare tutte le fasi della crescita e dello sviluppo di un vegetale. È noto come la maggior parte dei bambini oggi possegga un elevato grado di conoscenza e abilità sui dispositivi informatici, salvo poi non riconoscere una prugna da un dattero, una costa da una bietola e via dicendo.

E non saranno i mastodontici padiglioni sul cibo ad insegnare un corretto rapporto con il cibo, se non è la famiglia stessa a creare occasioni di unione in cui dare luogo a idee creative, curiosità, domande, spirito di ricerca. Forse molti risponderanno che non possono dedicare tempo a questo genere di attività. Ma allora perché mai aspettarsi che poi piaccia il minestrone?

Un bambino che non ha partecipato con piacere alla creazione delle sue pietanze, quando luoghi, tempi e circostanze lo permettono, e che magari vede una mescolanza di frattaglie vegetali a cui non sa dare il nome, in base a cosa dovrebbe essere attirato e invogliato a mangiare? D’altronde, il minestrone non è mica uno snack o una merendina: non si sbuccia, non c’è la sorpresa, non si vince niente, perché dovrebbe mangiarlo? In fondo è soltanto una spiacevole pausa fra un videogioco e una chattata su what’s up. E inoltre, diciamolo, questo impegnerebbe troppo perfino gli adulti che preparano il pasto, ed a cui toccherebbe spiegare le cose, gestire diversamente il tempo, accettare di sporcare i fornelli, mettersi in gioco dentro una relazione abitualmente delegata ad altre figure.

Eppure, investendo su questo tipo di opportunità, si darebbe modo a ciascun bambino di sperimentarsi ed affinare i suoi strumenti di conoscenza più preziosi: le mani.

Le mani costituiscono uno strumento eccellente per catturare informazioni ambientali, oltre che fondamentali attrezzi in grado di modellare il proprio schema corporeo. Quindi, sia in modalità esterocettiva che propriocettiva, le mani assimilano dati essenziali che contribuiscono alla costruzione del proprio Sé e della contigua rappresentazione personale del mondo.

In quale modo, allora, la presenza di una varietà di frutta potrebbe aiutare il bambino a compiere una motivante esperienza di apprendimento legata alla senso-motricità? La ricchezza dei prodotti vegetali, in virtù delle loro varie proprietà fisico-organiche, possono sollecitare l’attività dell’intero repertorio dei sensi, aprendo interessanti percorsi esperienziali a carattere sinestesico.

Una esperienza immediata e grossolana può consistere nell’offrire stimolazioni che aiutano a comprendere le differenze materiali fra i diversi prodotti. Prima di tutto si può esplorare la varietà delle grandezze, e capire che anche se le fette di frutto o di un ortaggio possono essere state resi similari fra loro, le rispettive origini sono differenti. Si deve cioè guidare il bambino a scoprire che un pezzo di una zucca o di un’anguria, provengono da ortaggi più grandi rispetto magari ad una rapa. Allo stesso modo, egli può essere condotto ad affinare il riconoscimento delle bio-diversità rispetto a ciò che apparentemente può somigliarsi. Bietole, spinaci e coste, per esempio, si somigliano, ma sono diverse nei sapori e nelle consistenze. E così ancora imparare a identificare e catalogare ciò che è sempre cresciuto allo stato di natura da ciò che invece è stato ottenuto dall’umano con la tecnica degli incroci.

Aguzzare questa sensibilità aiuta a sviluppare una perduta capacità sensoriale, sempre più accantonata nel repertorio delle abilità naturali dell’essere umano, nonché ad elevare un capitale di conoscenze che gradualmente va perdendosi, occlusa da un’austera prospettiva utilitarista del sapere, secondo la quale, in pratica, l’homo informaticus deve soltanto ammantarsi di nozioni affini alle richieste di una società che cresce in tecnologia, trascurando ciò che non viene ritenuto più adatto ai suoi unici scopi di consumo.

Questo tipo di approccio, oltre che snaturare l’essere umano nella sua completezza, tende anche a creare rilevanti lacune dal punto di vista della crescita e dell’educazione, in quanto limita il potenziale corredo di abilità atte a favorire ed espandere capacità esplorative e adattive, che costituiscono la base di una personalità creativa, resiliente ed equilibrata.

Quindi, se i bambini che sanno tutto di applicazioni digitali per software all’avanguardia, ma che coi sensi non possono distinguere un sedano da un porro, sono bambini privati di un utile bagaglio di conoscenze, dalle significative implicanze educative. Essere deficitari rispetto a tale ordine di conoscenze denota un pericoloso distacco dalla natura, che avvilisce l’attività esplorativa e la curiosità. Mentre se non si impara sporcandosi le mani, e stavolta in senso letterale, il coinvolgimento di tutte le parti del Sé che partecipano all’esperienza dell’apprendimento, ne risulterà monco.

La natura offre infatti un gratuito laboratorio all’aperto dal valore inestimabile, perché da la possibilità di connettere la scoperta dei suoi elementi a un discorso sulla vita e sul suo delicato equilibrio. In pratica, da un itinerario di apprendimento prassico e fattuale, ci si collega a riflessioni di natura etica e morale, combinando in sinergia tutte le componenti del Sé, poiché si impara a pensare, a muoversi, a sentire nel profondo, ad arricchire il linguaggio ed a convertirlo successivamente in domande, curiosità, tensione problematizzante, quando l’epoca evolutiva dischiuderà alla straordinaria possibilità propositiva del pensiero che costruisce.

Veniamo ora alla descrizione nel merito di attività grosso e fino-motorie che possono soddisfare l’esercizio di atti e gesti finalizzati.

La frutta grossa ma leggera, quale ad esempio ananas, può essere afferrata e sollevata facilmente, scoprendo le varie caratteristiche delle sue parti. Per essere gustata, deve essere separato il corpo dal fogliame, dopodiché anche la buccia dalla polpa. Se ne può anche estrarre un succo ed informarsi perfino sui suoi valori a livello nutrizionale. Si può venire addirittura a sapere che non nasce nei barattoli in vendita al supermercato, sollecitando tutto un percorso di ricerca che include processi di raccolta e questioni a carattere culturale, commerciale, e di rapporto fra Stati e nazioni del pianeta.

Un solo ananas è in grado di contenere un impianto discorsivo geopolitico davvero rilevante!

Inoltre, per rimettere in evidenza l’aspetto legato alla prensilità manuale, questo frutto si presta anche all’attività di touching condotta da bambini ancora molto piccoli che utilizzano normalmente una presa “a rastrello” (prensione cubito/palmare), senza peraltro avere un controllo della mano che sfrutta il fulcro polso. Mediante l’ausilio di una mano che esplora e conduce a sé in modalità aperta, l’atto preferenziale consisterà nel percuotere e battere un oggetto. Arachidi e mandorle favoriscono la scoperta circa la diversità della loro consistenza, perché mentre alle prima basta un colpetto leggero per assistere alla loro frantumazione, per le seconde deve essere necessariamente utilizzato un oggetto che le schiacci. Una via di mezzo è offerta dalle noci, dal momento che se si possiede spazio e forza sufficiente fra le mani, queste possono essere spaccate esercitando pressione tra i frutti attaccati. Un’esperienza del tutto differente ancora, si presenta invece quando si manipola un caco decisamente maturo, il quale può facilmente aprirsi e rovesciare la sua polpa sulle mani di chi lo regge.

Insomma, in virtù di questa serie di compiti manipolatori descritti, il bambino registra importanti informazioni cinestesiche e sensoriali che cominciano a costituire l’impalcatura base delle successive abilità prassiche finalizzate. Si comincia quindi col saper distinguere attivamente ciò che punge da ciò che è liscio, ciò che è duro da ciò che è fragile, ciò che si spappola e così via tutte le varianti di ciascuna superficie naturale. Tutto questo allena il bambino, fin da neonato, soprattutto se motivato, a consolidare le condotte di afferramento, quali raggiungere, tirare a se, trasportare, rilasciare; congiuntamente ai loro legami alla neuromotricità oculare, regolando insieme qualità come forza e precisione.

Nella fase della prensilità radio-palmare (indicativamente dagli 8 ai 10 mesi), il bambino manipolerà gli oggetti secondo la tipologia a “pinza inferiore”, opponendo cioè il pollice che ancora non si flette e non è singolarizzato su ciascun dito, migliorando comunque la qualità della presa. Possiamo aiutare il bambino nel cominciare condurre azioni finalizzate e in autonomia, seguendo le proprie intenzioni, aspettative e volontà. In vista di ulteriori assestamenti della capacità di organizzare la coordinazione di entrambe le mani per manipolare oggetti, si può condurre il bambino a comprendere che vi sono frutti che si possono consumare con la buccia, ed altri a cui invece la buccia va tolta. Esperienza che può rivelarsi inedita per bambini serviti e riveriti di modo che non si sporchino o perché impegnati in altro.

L’operazione dello sbucciare implica esercitare prensione, sentire profumi, registrare sensazioni, risvegliare la soddisfazione perduta del fare qualcosa da sé.

Intorno al primo anno di vita, la conquista della presa a pinza superiore (prensione radio-digitale) potrà dare al bambino la progressiva possibilità di afferrare piccoli oggetti con sempre maggiore controllo e crescente competenza. Le bacche, gli acini, semi e semenze contenuti nella frutta, possono dare la possibilità di afferrare piccole cose fra singole dite in opposizione. Si possono programmare attività legate alla selezione degli stessi, in vista di ulteriori processi di lavorazione.

Si tratta di raggiungere una competenza fino-motoria essenziale per accomodarvi in fasi successive le prese con oggetti, inclusi quelli traccianti che verranno guidati per organizzare percorsi segnico-grafici altrettanto importanti per rappresentare i codici alfabetico-numerici ed accedere alla competenza scrittoria.

È sufficiente un po’ di buona volontà da parte degli adulti, per impedire una deriva crescente di analfabetismo circa il rapporto con la natura, sempre più sottratta dalla vita di un bambino, producendo un deficit di conoscenze e di abilità che nelle epoche precedenti potevano essere conquistate mediante la fruizione degli spazi aperti e del gioco libero.

A noi adulti è consegnato il compito di restituire all’infanzia ciò che le abbiamo tolto.

dott. Nuccio Salis

(Pedagogista Clinico, Counselor Socio-Educativo, Educatore Professionale ADH, Formatore Analitico-Transazionale)

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