GENITORI SPEGNETE LA TV! Pacchi e contropacchi dei programmi spazzatura

Pubblicato il da Nuccio Salis

E così mi è capitato di imbattermi nel programma Affari Tuoi, autentica paccottiglia demenziale di ingredienti mescolati apposta per produrre quel sottile incantesimo che riduce lo stato vigile della coscienza. Si comprende come lo scopo della trasmissione consista nel far regredire lo spettatore su di un piano emozionale che è sede dei bisogni primordiali, e di creare insomma una condizione adatta ad aggirare le difese coscienti e ridurre l’attenzione critica, in modo da poter così meglio manipolare la mente del pubblico che segue questa solenne pagliacciata del preserale.

 

Il meccanismo infatti punta a sollecitare il comportamento di rischio e di azzardo che conduce alla ricerca di una fortuna da vincere, senza alcuna strategia, senza alcun talento, senza ricorrere all’uso della propria intelligenza o del proprio capitale culturale. Tutto è affidato alla sorte, al caso e alla combinazione, di modo che a partecipare sia il Bambino interiore del concorrente, che infatti viene facilmente guidato da una serie di suggestioni emozionali, fino a provocarne magari una reazione di pianto, per innescare un processo di identificazione che provvede a commuovere gli spettatori da casa.

 

La dimensione del gioco viene così intrecciata a quella del dolore, in una combinazione incongruente dove l’atmosfera ludica è accompagnata dalle lacrime del concorrente, in un misto che confonde lo spettatore, inviandogli un doppio messaggio, pianificato a tavolino da chi studia i processi della comunicazione, e conosce bene tale strategia, e provvede ad utilizzarla con dolo, allo scopo di produrre il fenomeno della dissonanza cognitiva. Lo spettatore, intorpidito e semi-ipnotizzato da tale meccanismo viene catturato e reso privo di difese psicologiche attive e volontarie, quindi pronto ad assorbire passivamente il mondo patinato delle pubblicità, a sentirsi coccolato dagli spot e rassicurato dagli slogan, proprio come un bambino in cerca di protezione, anche se in questo caso chi si prende cura di lui è un elettrodomestico.

Il programma, che si propone con veste elegante per nascondere il trash di cui ne è un degno esponente, non si priva certo di profittare della situazione di sofferenza e miseria finanziaria su cui versa la maggior parte di noi comuni mortali che nella vita ha scelto di lavorare o studiare piuttosto che fare il conduttore televisivo.

 

Accade allora quello che gli autori avranno apposta ricercato o previsto, ovvero una richiesta massiva di partecipazione alla trasmissione, soprattutto da parte di chi non mette più ormai da anni il pranzo insieme alla cena, e magari ha pure una famiglia a carico da sfamare. Partendo da queste premesse, diventa molto facile ricorrere a quella formula a cui facevo riferimento prima, e quindi creare quel clima di tensione misto a pietismo, che da un salotto televisivo si diffonde nelle case, amplificato da quell’alone di sacralità templare che ormai circonda quel luogo in cui semi-dei androgini pontificano su tutto: dai topless con la cellulite fino a temi sociali, educativi o politici, riuscendo peraltro a fingere molto bene di essere in grado di possedere conoscenze valide per argomentarli.

 

E così, questo festival del nulla mischiato col niente, lascia al pubblico un messaggio piuttosto deleterio, e lo fa dopo naturalmente aver abbattuto i filtri mentali critici che ciascuno di noi possiede in varie misure. Tale messaggio consiste nell’affidarsi alla fortuna ed allo spiraglio aperto da una trasmissione televisiva, piuttosto che impegnarsi con serietà ad ottenere il proprio posto nel mondo contando sullo sviluppo delle proprie competenze e capacità, oppure ancora imparando a saper attendere e rimandando i tempi di realizzazione dei propri obiettivi secondo prospettive realistiche.

 

Questo sogno fatuo promesso dalla trasmissione televisiva altro non è che un bluff sponsorizzato, e per quel qualcuno che lo ha rincorso e raggiunto, ve ne sono altre abbondanti migliaia che lo vedranno frantumare, come uno specchio dei desideri infranti.

 

E per uno che vi riesce, milioni di utenti, incantati dai pifferai prezzolati che curano il format, rimangono a bocca asciutta, dentro una favola sentimental-horror.

 

Questo ci fa capire la missione e il carattere alienante di questa mistificazione usata attraverso il mezzo televisivo. Si tratta di un inganno propinato e finanziato con il canone, in una TV che sceglie di architettare queste sceneggiate ridicole e inutili, gravando peraltro sulle nostre tasche, senza che noi potessimo scegliere democraticamente di non vedere più queste simili porcherie al plasma.

 

Ammettendo d’altra parte che tutto ciò che viene messo in onda sia vero, considerata l’overdose di bugie che passa per la tv a scopo di intrattenimento, alcuni concorrenti vengono selezionati e poi estratti sulla base di una nuova unità di misura basata su un gradiente di disperazione esistenziale, rilevata dallo ‘sfigometro’, che intercetta proprio coloro (ormai quasi tutti) che versano in condizioni finanziarie precarie o peggio disastrose.

 

Si tratta di persone che comunque si portano dentro un sogno, e che fra le loro aspirazioni e la realizzazione dei desideri a cui ambiscono, si contrappone l’ostacolo della difficoltà finanziaria. Molto facile, in questa circostanza, manipolare le illusioni di un concorrente e strumentalizzare la sua situazione personale e famigliare, creando intorno allo stesso una cornice di pietismo misto a cinismo, fra il mellifluo buonismo giocato dal conduttore e i ricatti machiavellici impersonati da un’entità misteriosa che c’è ma non si vede, e che per questo può ergersi a fare le veci di una divinità del gioco. Questo aspetto non può che essere messo in relazione alla dilagante febbre dionisiaca del gioco d’azzardo, che continua a produrre patologie associate all’assunzione di comportamenti di rischio, dipendenze e divisioni famigliari.

 

Questo gioco dei pacchi rappresenta a pieno titolo una succursale preliminare di questo vizio ingestibile, che gonfia le casse dello Stato e che lascia sul lastrico proprio gli scommettitori più colpiti dal dissesto finanziario, quali ad esempio i pensionati minimi, che dopo una vita lavorativa di sacrifici vengono aizzati a restituire ciò che li spetta, girando la ruota o grattando bigliettini.

 

Insomma, in carenza di panem, il quartier generale del controllo sociale sembra che schiacciare l’acceleratore sul circenses, lucrando in modo disdicevole sulla povertà e sulla miseria (e spesso non solo finanziaria) di chi porta dentro di sé la disperazione dell’instabilità e dell’idea di un futuro che si prospetta nell’angoscia di un domani non certo di buoni auspici.

 

Ma la soluzione c’è! Basta giocare ad Affari Tuoi! Come ha fatto una ragazza a cui un negozio di abbigliamento aveva appena assicurato un posto di lavoro come commessa, a patto che non andasse a giocare in televisione a perdere tempo. Ma la prospettiva di vincere facile, subito e senza impegno, senza nemmeno possedere alcuna capacità o talento, rappresentava uno scenario troppo ghiotto per la giovane, che con un orgoglio sottolineato da applausi (a comando) ha dichiarato che aveva scelto di tentare la fortuna di una vincita considerevole, piuttosto che accettare di fare la commessa in un negozio.

Stavolta, però, il messaggio implicito “non studiare ma tentati la vita in televisione” ha clamorosamente fallito dinnanzi alla doppia disfatta della concorrente, che in un colpo solo ha perso il lavoro portandosi a casa il pacco da 5 Euro!

 

Certo, questi cattivi esempi non dovrebbero nemmeno essere mostrati e fatti mandare in onda, ma si sa, tutto è lecito e nessuno protesta fino a quando non si vede un seno o due chiappe, allora ci si rende conto che “ci sono i bambiniiiii”, mentre non ci si rende conto che gli spettatori anagraficamente adulti sono stati loro malgrado infantilizzati da questi tele-imbonitori di porcherie, ripagati profumatamente per ammansire le masse drogate di gioco e in cerca di scorciatoie, o in attesa del miracolo che cambi la vita con un colpo di fortuna.

 

La cosa preoccupante è che al sonno indotto della mediocre moltitudine, segue il responsabile letargo degli intellettuali e degli umanisti, che con il loro silenzio complice permettono che queste volgarità vengano trasmesse come se fosse una cosa normale prendersi gioco così delle persone e obbligarle per giunta a pagare un canone.

 

Ma se è vero che ormai l’esercizio di democrazia si è ridotto al telecomando, allora non ci resta che spegnere la TV, e proteggere bambini , ragazzi e altre categorie sociali più a rischio, dall’essere formati da un programma televisivo il cui unico interesse è vendere spazi promozionali.

 

Spegniamo allora questa TV, magari scegliendo di aprire come pacco un gioco in scatola, aggirando questa truffa e decontaminandoci da messaggi nocivi, deleteri e diseducativi, dimostrando a chi manipola il pubblico che abbiamo capito il gioco, e che di fronte al loro invito…. rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti!

 

 

dott. Nuccio Salis

(Pedagogista a indirizzo clinico, Counselor socio-educativo, Formatore analitico-transazionale, Educatore professionale adh)

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