PRATICHE DI AIUTO ALLA GENITORIALITA’. Sostenere il parenting nella consulenza educativa

Pubblicato il da Nuccio Salis

Genitori disperati. Per un momento ho optato per questo titolo, il quale non si allontanerebbe di certo da una realtà molto diffusa e vissuta, e che fa riferimento all’imperioso carico emotivo che impegna padri e madri nei loro rispettivi ruoli e funzioni di guida per la loro prole.

Sostenere i bisogni dei più piccoli, seguendoli in un lungo ed articolato cammino caratterizzato da fasi e tappe di sviluppo, risulta certamente un compito faticoso di cui molto spesso si avverte la necessità di condividerlo cercando diverse forme di aiuto e supporto. Una di queste, come è noto, consiste nella possibilità di appellarsi ad una buona e costruttiva consulenza pedagogica, investendo parte del proprio tempo e delle proprie risorse col fine di migliorare sia se stessi che la propria missione genitoriale, scegliendo cioè intenzionalmente di elevare le proprie competenze nel delicato compito di dedicarsi alla cura educativa della prole.

Uno dei primi aspetti che a mio avviso va rivolto all’attenzione dei rispettivi genitori, consiste nel far prendere atto della multifattorialità del fenomeno educativo e relazionale che lega i genitori ai propri figli. Essi sono chiamati ad esplicitare una serie di funzioni essenziali, e di adempiere ad importanti scopi che contengono varie e diverse implicazioni da riconoscere.

Essi potranno cioè imparare, prima di tutto, che gli obblighi a cui sono sottoposti nell’esercizio del loro ruolo, possono essere riconosciuti e identificati secondo una serie di punti fondamentali, i quali istruiscono sulla natura del proprio agire educativo e possono peraltro offrire spunti operativi e di riflessioni non certo trascurabili.

Elenchiamo ora tutti questi punti. La genitorialità può dunque essere analizzata individuando i seguenti punti che la caratterizzano:

Nurturant: Si tratta della capacità di provvedere ai bisogni biologici e fisici del bambino (igiene, pulizia, nutrizione). E’ una forma indispensabile di nutrimento, anche se non è l’unica. IL bambino, infatti, lungi dall’essere soltanto un organismo bio-meccanico costituito da riflessi ed impulsi, è anche e soprattutto un individuo senziente che regola le sue risposte e sviluppa i suoi modelli interni di rappresentazione del mondo, mediante le modalità di cure che i genitori attivano verso il medesimo. E’ importante, infatti, trasformare ogni occasione di soddisfacimento dei bisogni primari fisiologici, in una forma di interazione attraverso cui far passare importanti messaggi di presenza e di rispondenza nei confronti del bambino. Insomma, assolvere alla nutrizione come forma di nutrimento. Cioè non limitarsi al gratificare la fame, il sonno ecc. ma creare sempre un’atmosfera calda di scambio e di presenza attiva.

Material: Con questo termine si fa riferimento alla strutturazione dello spazio fisico dentro cui agisce il bambino, sia in condizioni di movimento che di maggiore stabilità. Sono in pratica tutti i luoghi appositamente dedicati al gioco, allo studio ecc.; intesi sia come spazi domestici che extradomestici, organizzati ed adattati in funzione delle attività che il bambino è chiamato a svolgere.

Social: L’espressione indica l’insieme di comportamenti interpersonali volti a regolare la relazione affettiva e gli scambi comunicazionali fondati sulla dimensione emozionale fra genitori e figli.

Didactic: Si vuole intendere le strategie di insegnamento che i genitori mettono in atto per trasferire al bambino modalità di apprendimento e di contatto con il mondo. IL genitore si pone come mediatore fra il bambino e la realtà, aiutandolo a decodificarla ed interpretarla.

Responsività: Consiste nella capacità di rispondere in modo reciproco e circolare ai bisogni del bambino, riuscendo a leggere ed intercettare correttamente le sue richieste e restituendo un feedback sempre aperto, accurato e stimolante, che aiuti il bambino ad esplorare, a conoscere, a costruire da sé i propri significati. Il bambino impara così a contattare le proprie capacità ed i propri limiti, sviluppando la fiducia di sé, l’autoregolazione e l’autocontrollo.

Controllo/contenimento: Importante competenza genitoriale nel far prendere atto al bambino di limiti e regole che organizzano il comportamento umano ed i rapporti con gli altri. Significa non assecondare tutte le richieste, ma investire sulla capacità di saper attendere e ritardare la soddisfazione (no tutto e subito), di accontentarsi di ciò che si ha (non pretendere), di tenere conto delle esigenze altrui (sostegno per la fuoriuscita progressiva dalla naturale posizione egocentrica). Ciò aiuta a prevenire i capricci, ad estinguere i comportamenti problema, a far cessare i tentativi di sopraffazione sia verso i genitori che verso altre figure adulte o coetanei, ed a sostituire tali agiti disfunzionali con atti più appropriati a ciascuna situazione presentata. Si aiuta in pratica il bambino a riconoscere la presenza non solo fisica ma anche psicologica e sociale degli altri. E’ la base del sentimento di appartenenza e di senso di comunità. E’ la prevenzione della deriva individualistica tipicamente diffusa nella società contemporanea, e che sta producendo un continuo sfaldamento e depauperamento dell’integrità e della bellezza dei rapporti umani.

In ordine a questi elementi, il parenting visto come livello di adeguatezza responsiva genitoriale, può essere interpretato secondo una chiave di lettura multidimensionale. Esso infatti dipende da:

_ Esperienze personali di ciascun genitore : Ciascuno è stato anche figlio, e molto probabilmente tenderà a riportare sui suoi figli parte del modello educativo ricevuto, in un contesto storico in cui non tutti gli elementi potrebbero però essere accettati o riconosciuti. Classica è la frase che apre tutti quegli interventi pontifica tori e paternalistici che esordiscono con l’incipitAi miei tempi….”, adducendo puntualmente paragoni anacronistici e antistorici. E’ però anche viva la possibilità di opporsi nettamente ai sistemi educativi subiti nel passato della propria infanzia, in quanto ritenuti non efficaci. Ad esempio se si è stati allevati con metodologie autoritarie, si può essere portati a rovesciare radicalmente il modello a cui si è stati esposti, collocandosi in tale circostanza sull’estremo opposto, ovvero proponendosi come ampiamente permissivi all’eccesso, con il rischio in tal caso di ricadere in altrettante spiacevoli conseguenze, in merito alla condotta assunta dai propri figli.

_ Modalità di relazione di coppia: Ciascuna coppia crea una propria tipologia di vissuto relazionale, diventando una sommatoria che si estende al di sopra delle singole parti congiunte. tale combinazione genera un nucleo con un proprio stile genitoriale, il quale non garantisce sempre uniformità. Se gestiti bene, tali spazi di discrepanza e di disaccordo possono rappresentare dei veri e propri punti di forza nella coppia e nel modello genitoriale proposto, che sarà tanto più funzionale quanto più contempla ed ammette all’interno della coppia il dialogo, il confronto, l’apertura, la mediazione.

_ Aspettative sociali sulla famiglia: Bisogna considerare i condizionamenti culturali ed il mandato che la collettività invia alla famiglia. Esiste un patto implicito (o dichiarato attraverso contratto matrimoniale) che vincola la famiglia a provvedere correttamente al proprio ruolo educativo, quindi a consegnare alla società persone in grado di integrarsi e di vivere la propria cittadinanza nel tessuto comunitario, contribuendo alla crescita dello stesso.

E’ importante supportare i genitori senza che gli stessi debbano essere visti per forza come coloro che devono provvedere al mantenimento dei figli ad ogni costo, assecondandone tutte le loro richieste e di conseguenza colpevolizzandosi sulle eventuali mancanze o inefficienze dei propri figli.

Attualmente, la società dei consumi ha culturalmente obbligato i genitori ad assumersi soltanto il ruolo di coloro che devono soddisfare i bisogni dei figli, che sono però esigenze indotte, spesso virtuali e sovrastrutturate. IL mercato, la moda, il divertimento, omologano le identità e dettano i bisogni da massificare, sotto un’unica spinta che forza ad aderire agli stereotipi correnti di accettabilità sociale. Di fronte a tali discrepanze, i genitori non si danno pace. I figli “non devono essere da meno degli altri”, sono soliti affermare abitualmente. Il terrore dei genitori contemporanei non è centrato su quanto i loro figli stiano crescendo sani ed equilibrati da un punto di vista psichico e di integrazione sociale, misurano invece la loro capacità responsiva genitoriale sulla base di quanto la loro prole somigli agli altri in termini di cose ed oggetti che li appartengono. L’accesso e l’ottenimento delle medesime proprietà sembra essere l’unica valida cartina tornasole della responsività genitoriale.

Hanno la stessa felpa griffata per riscuotere popolarità? Sono provvisti dell’ultima versione dell’I-Pad così da non sfigurare come ridicoli e preistorici? Riescono come tutti gli altri a raggiungere ed eguagliare le performance scolastiche, sportive ecc. così da non sentirsi poi inferiori e falliti come genitori?

Con queste preoccupazioni, i genitori insegnano ai loro figli ad uniformarsi ad un modello mediocre, vuoto di valori e di contenuti; inviano il messaggio di occuparsi solo delle apparenze e di prendere pure tutte le scorciatoie necessarie se ciò serve ad appropriarsi di ciò che non si ha e che si deve avere. E laddove è vietato non avere, specularmente è vietato essere, o per lo meno risulta molto difficile assurgere a una dimensione esistenziale in cui si coglie o almeno si intravvede l’interiorità.

Se si diventa poeti precocemente si sperimenta da subito la solitudine, subendo l’irrisione, l’isolamento e l’ostracismo da parte di chi segue i canoni massificati, che giustificano invece un’esistenza di dissolutezza e di trascuratezza della propria dimensione interiore o spirituale.

Da tutte queste premesse, in fondo, nascono poi tutte quelle forme di disagio personale e sociale che nel mondo dei giovani si traducono in comportamenti di disadattamento fino anche alla devianza.

E così, noi adulti, responsabili di consegnare ai più giovani un mondo inospitale, ci permettiamo perfino di sconcertarci, interrogandoci su cosa produca episodi di una gravità inaudita quali quelli riconducibili al bullismo, ai furti, al vandalismo, alla violenza attuata dalle baby-gang ai danni della persona e della cosa pubblica, alla continua e ricercata sfida alle regole della comunità, alle aggressioni gratuite e raccapriccianti verso i più deboli ed indifesi, al crescente consumo di alcol, stupefacenti e droghe sintetiche, col fine di potersi sballare, perdersi e dimenticare tutto questo carico indicibile di malessere e smarrimento interiore.

E’ necessario dunque non dimenticarci di quello che provano i genitori di fronte ai malesseri e disagi sperimentati dai figli. Molto spesso, infatti, anche in consulenza, tale aspetto viene minimizzato o rimosso del tutto. Al centro di tutto c’è il figlio. Loro si sono recati allo studio dello specialista per il figlio. E’ il figlio che ha il problema: (manifesta forme di disadattamento scolastico, esprime comportamenti antisociali ecc.). La richiesta da parte loro si concreta nell’auspicio di reperire una soluzione immediata, facile, rassicurante, stabile e permanente negli effetti, sicura, certa ed affidabile.

Fin troppo spesso, tali loro fantasie dovranno essere ridimensionate dentro un piano di realtà che obbliga a prendere atto della complessità, ed a far dirigere i loro sguardi, le loro considerazioni ed attenzioni verso il legame interdipendente fra tutti i fattori in gioco. E’ proprio questo aspetto a costituire lo spartiacque fra un intervento genitoriale efficace ed uno invece di tipo claudicante e non foriero di tangibili risultati previsti e sperati.

Più i genitori saranno equipaggiati da strumenti propri che li permettono di sollecitare riflessioni, rimettersi in gioco, accettare la confutazione, promuovere il cambiamento dei loro modelli e delle loro consuetudini nelle dinamiche intrafamigliari, e più agiranno in un potenziale spazio di “permesso” da cui ricavare in modo verificabile i risultati di un agire educativo maggiormente efficaci, gestendone i rischi e gli imprevisti.

Nel caso in cui posseggano in minima forma tali predisposizioni, oppure siano non equamente distribuite sui singoli componenti della coppia, allora si pone il problema di pianificare con loro un concordato percorso di parent training.

IL professionista della consulenza educativa non dovrà di certo trascurare una visione sistemica delle strutture e dei processi in seno a ciascuna organizzazione famigliare, pertanto ciascun elemento problemino sollevato da ogni membro, dovrà essere affrontato congiuntamente e riportato dentro la cornice storica e di significazione della costellazione famigliare.

La famiglia è difatti il luogo per eccellenza all’interno del quale si scrivono i capitoli principali della propria biografia. E’ un incrocio di narrazioni il cui potere formativo assume valenze che non hanno precedenti nell’ambito dell’influenza sulla propria storicità e sviluppo identitario. E’ opportuno tenerlo presente durante il training di aiuto e sostegno alla famiglia, a favore di una genitorialità consapevole, efficiente e responsabile.

 

    dott. Nuccio Salis

    (Pedagogista a indirizzo clinico, Counselor socio-educativo, Educatore professionale adh, Formatore analitico-transazionale)

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