SEI MANCINO EPPURE NON SI DIREBBE! Princìpi e strategie per un’educazione… sinistra

Pubblicato il da Nuccio Salis

Tutto ciò che viene costruito è stabilito secondo uno standard generale: sedili di auto, altezza delle porte, maniglie, prese, manubri e attrezzi di ogni tipo destinati ad essere manipolati manualmente. Il riferimento è la media mondiale dell’altezza e la dominanza neuroprassica destrimane, che risulta certamente quella statisticamente più diffusa, con circa il 90% delle persone umane che usano principalmente la mano destra per operazioni di motricità combinata e anche fine, come per esempio la guida di un oggetto tracciante in modalità di scrittura.

 

Pertanto, le persone che hanno consolidato una lateralità mancina, si ritrovano a costituire una minoranza (per quanto crescente) che si sforza di adattarsi ad una realtà meccanicamente e spazialmente concepita secondo i criteri della maggioranza destrorsa. Certo, con il tempo tale differente funzionalità neuromotoria è stata accolta da più parti per ridurre ciò che può trasformarsi in una forma di disagio e di disadattamento in diversi contesti, da quelli più pratici ed esecutivi in riferimento anche alle attività del quotidiano (p.e. l’uso di un apriscatole a farfalla), fino alle abilità di base richieste nell’ambito dell’apprendimento scolare, e per le quali, come è noto, si possono sviluppare precise difficoltà nel caso in cui si è naturalmente strutturati come soggetti a dominanza emisferica sinistra.

 

Fortunatamente, nonostante purtroppo la persistenza di vetuste credenze in merito, il mancino non è più considerato come un soggetto “sbagliato”, e quindi da correggere e da forzare ai parametri della coordinazione spaziale e del processamento visuo-motorio della maggioranza. In passato, invece, nella scuola tradizionale, il fatto di avere per natura la preferenza sinistra, ha costituito per tali soggetti motivo di notevole malessere. Si è usata addirittura l’espressione “mancinismo”, alla pari di un’etichetta diagnostica che giustificava discutibili interventi di “normalizzazione” di quello che è semplicemente un distinto funzionamento nel trattamento delle informazioni visive, nella gestione delle coordinate spaziali, nell’esperienza di propriocezione e uso dello schema corporeo, e nella lettura dello stesso in termini segmentali, geografici, cinestesici e della più generale organizzazione dinamica del movimento.

 

Posto dunque che non può esistere un difetto noto come “mancinismo”, resta in ciascun caso da prendere in considerazione quegli ostacoli ed impedimenti che possono comunque emergere come effetto dovuto ad un setting di apprendimento ideato per  soddisfare i criteri della media universale, tendendo cioè ad “apparecchiare” gli strumenti secondo le performance generalmente attese e conosciute. Una tale previsione, però, può non adeguarsi ai bisogni della diversa modalità di prestazione da parte dell’individuo mancino. Si deve dunque essere preparati per disporsi favorevolmente nel cambiare, se necessario, anche le condizioni del contesto dell’apprendimento. È importante a mio avviso seguire i medesimi principi dell’individualizzazione del piano didattico che si adottano per chi manifesta o dichiara varie forme di difficoltà o anche disturbi dominio-specifici dell’apprendimento. In pratica,  le caratteristiche del mancino possono obbligare ad attuare importanti accorgimenti e modifiche nel suo campo esperienziale dell’apprendimento scolare. È giusto cioè riconoscerlo dentro la vasta ed assortita costellazione dei soggetti con bisogni educativi speciali, tenendo peraltro conto non soltanto delle caratteristiche generali riscontrabili nei soggetti con specializzazione emisferica sinistra (specie in quella omogenea), ma anche delle sue attitudini peculiari, della sua personalità evinta anche dal suo stile comunicativo, e ancora è opportuno osservare e valutare quali  strategie e percorsi preferenziali adopera per provvedere ad acquisire ed elaborare le informazioni e il sapere, e come le trasferisce successivamente su di un piano pratico ed esecutivo. Forse sarebbe utile applicare i principi ed i concetti di una scuola inclusiva, attualmente avanzata su un piano dialettico e teorico, ma ancora lontana dall’implementare con metodi validi e sicuri l’immensità di tutti gli auspici proposti nelle sedi di dibattimento.

 

Orbene, dopo il riconoscimento del soggetto mancino come studente di cui tutelare il pieno diritto allo studio, e quindi anche come cittadino, specie se si fa riferimento all’istituzione della giornata mondiale del mancino con data al 13 agosto, resta ancora molto da impegnarsi sul piano di una riorganizzazione nelle pratiche didattiche, per agevolare chi si trovi in questa innata condizione che non può affatto costituire una discriminante.

 

Sgomberato definitivamente il campo dalla ridicola credenza sul mancino come affiliato del diavolo, eviteremo anche di cascare nella trappola di una sorta di controstereotipo secondo cui egli è visto sempre come un modello di specialità umana a cui guardare con infatuazione e incantesimo. Se si vuole trattare con normalità, come è giusto che sia, un soggetto mancino come allievo e come persona, ci si rinfranchi da queste banali e inconcludenti descrizioni. La “specialità” di ciascuno non è ridotta a una modalità nell’uso privilegiato di un emisfero corporeo, ma è il risultato formativo di una complessa combinazione di fattori sia personali che contestuali. Questo pare sia un fatto assodato.

 

Chiarito questo, la tendenza sinistrorsa è già osservabile nel feto fin dall'ottava settimana di gravidanza, e dalla tredicesima settimana il feto mostra una preferenza per succhiare il pollice destro o quello sinistro [http://www.lescienze.it/news/2017/02/22/news/preferenza_mano_destra_sinistra_epigenetica_midollo-3431973/?refresh_ce].

 

L’educazione al gesto motorio e ad una appropriata grafo-cinetica comincia fin da quando, spontaneamente, ma anche in parte indotto da un ambiente stimolante che offre materiali e occasioni per sperimentarsi, il bambino si appropria di oggetti con cui incidere su superfici lasciando un segno, ovvero una traccia testimoniale di sé come modalità autodichiarativa, che inizialmente equivale ad una mera  esperienza di appagamento emotivo, specie nel periodo evolutivo che si pone nell’intervallo temporale fra i 15 ed i 22 mesi, dove il piacere del gesto e del movimento che crea i primissimi rudimenti della raffigurazione, rappresenta la gratificazione psicologica che autorinforza la capacità di offrire nota di sé e di perseguire nell’attività. In questo preciso transito temporale è anche possibile osservare come il primo rapporto nell’organizzazione spaziale avvenga seguendo la legge dell’omolateralità, secondo la quale il bambino che impugna l’oggetto tracciante con la mano destra tenderà al riempimento nella corrispondente area destra sulla intera superficie di lavoro; specularmente, va da se che se il bambino afferra l’oggetto tracciante con la mano sinistra, procede al riempimento (per quanto fortuito dal punto di vista realizzativo) nella rispettiva zona sinistra della superficie designata a ricevere tracciatura.

 

Il periodo suindicato è ancora prematuro per poterne evincere una sicura previsione di lateralità. Ricordiamoci che almeno fino ai 12-18 mesi di vita i bambini usano indifferentemente la mano sinistra e quella destra; per questo, anche nel gioco rispettiamo i bambini consegnando loro gli oggetti tra tutte e due le mani per non condizionarli nell’orientamento, perché insomma non avvenga secondo quanto desiderato dall’adulto, bensì secondo quanto corrisponde alla natura libera del bambino.

C’è tempo per osservare ed accompagnare il consolidamento di una lateralità stabile, matura e consapevole. Dunque, se i bambini cambiano spesso la mano, nella conduzione realizzativa grafica dei loro disegni o dei più generali tracciati pre-scrittori o pre-figurali, lasciamoli fare, non forziamoli ad uniformarsi alla maggioranza, come se le specializzazioni delle dominanze emisferiche fossero legate a concetti di bene o di male.

Detto ciò, non ci solleveremo certo dalla responsabilità di aiutare uno scolaro mancino che richiede necessità di maggiori adattamenti, specie se finalizzati ad una corretta esecuzione delle sue prestazioni in scrittura. Si tratterà dunque di organizzare il luogo di lavoro in rispondenza alle esigenze emergenti di chi è impegnato a consolidare le proprie competenze visive, motorie e spaziali, specie nella loro interdipendenza dinamica e funzionale.

Un primo punto da tenere in viva considerazione, riguarda anzitutto la diversità speculare nella modalità con cui il mancino, rispetto al destrimano, propone la sua organizzazione del processo motorio finalizzato al buon controllo del gesto scrivente.

Se nel destrimano, infatti, il movimento sequenziale scrittorio segue una direzione secondo abduzione, procedendo cioè ad allontanare la mano e l’arto corrispondente dal corpo restante, nel mancino tale progressione avviene per adduzione, ovvero mediante l’avvicinamento del braccio al corpo, con non diversi rischi per la condotta in efficienza di una corretta dinamica grafo-cinetica. Fra le conseguenze più evidenti, in macro-cinestesia una probabile goffaggine nell’uso del braccio che cerca di aggiustare in progress una condotta motoria poco funzionale ad una giusta realizzazione grafica di un testo scritto, e in micro-cinestesia una impugnatura che tenta di compensarsi per evitare il nascondimento delle lettere seguite sul rigo, dal momento che la convenzione occidentale nella realizzazione del testo scritto segue la linearità spaziale Sinistra – Destra (e la completa con Alto – Basso).

Spesso, i conseguenti adattamenti posturali applicati nel tentativo di riequilibrare dinamiche non funzionali, si rivelano del tutto inappropriati. Inclinare e attaccare la testa verso il foglio, per esempio, induce ad aumentare la faticabilità ed a ridurre i tempi di attenzione sostenuta. Lo stress a cui viene sottoposto il corpo deve far intendere lo stesso come un meccanismo integrato che viene impegnato nella motricità finalizzata alla scrittura.

Per queste ragioni, nel tempo sono stati studiati ed applicati dei criteri di ergonomia per la fabbricazione e la fruizione diretta di ausili ed arredi funzionali allo scopo di cui in oggetto, per migliorarne le prestazioni e facilitare chi manifesta visibili difficoltà in proposito.

Fra i principali suggerimenti, considerare anzitutto che il mancino dovrebbe usare preferibilmente una sedia piatta anche nello schienale, e che l'altezza della stessa dovrebbe permettergli di poggiare bene i piedi a terra ed in linea con le anche, le ginocchia e le caviglie ad angolo da 90 gradi. Questo tipo di accorgimento adottato gli permette di modificare la postura anche nel corso del prosieguo della sua performance scrittoria.

 

È importante che anche il banco sia strutturalmente indicato e ben adattato allo scopo, e che per la precisione dovrebbe essere non piu' alto di circa cinque centimetri rispetto all'altezza del gomito del bambino; se difatti il banco fosse troppo alto, il bambino tenderebbe a sollevare la spalla, generando una zona di tensione e limitando la libera funzionalità del movimento, rendendo così più ostico il regolare fluire del processo scrittorio. D’altra parte, è anche vero che se il banco fosse troppo basso, il bambino si sentirebbe forzato a scivolare o ad inclinarsi in avanti, con la conseguenza di disperdere eccessive energie per il controllo esecutivo dell’abilità e del risultato.

 

Quindi aiutiamo anzitutto lo studente mancino ad accettare una postura abituale che col tempo si rivelerà quella più comoda e più funzionale per agevolare le complesse dinamiche relative alla compitazione. La buona regola del 90-90-90, per quanto da applicare con ragionevole flessibilità, può aiutare sensibilmente chiunque per proseguire nei propri compiti di scrittura, senza risentire troppo della fatica. Tal regola consiste in una serie di allineamenti che rendono corretta ed ottimale la posizione più idonea per l’esecuzione del compito scrittorio. La colonna vertebrale si pone diritta, formando con le anche superiori il primo angolo di 90°. Anche superiori e tibia formano il secondo angolo di 90°, mentre tibia e piede formano il terzo e ultimo angolo di altrettanti 90°.

 

L’avambraccio poggia inoltre sul piano di lavoro. La superficie verso cui è diretta la visione dista fra i 50 e i 70 centimetri. L’addome è scostato dai 15 ai 20 centimetri dal tavolo di lavoro.

 

Tale postura, una volta sperimentata ed acquisita, diviene naturale e non c’è bisogno di correggerla metricamente.

 

Altri accorgimenti aggiuntivi consistono nell’uso spaziale del foglio e nella scelta appropriata di strumenti traccianti. Girare il foglio verso destra e non verso sinistra, permetterà al mancino di conservare la visuale diretta sulla superficie di lavoro, riducendo la difficoltà esecutiva. Il foglio è intanto posizionato sul lato sinistro del banco, possibilmente inclinato in senso orario di circa 30 gradi, di fronte al braccio sinistro dello studente interessato; in tal modo la scrittura può scorrere più fluidamente verso la zona spaziale destra.

Per quanto riguarda l’uso di penne e matite, il bambino mancino dovrebbe essere incoraggiato a fare uso di penne o matite “dure”, per evitare il più possibile sbavature. L’impugnatura ideale permette all’avambraccio di poggiare sulla piattaforma di lavoro, favorendo il libero movimento rotatorio del polso, che a sua volta facilita l’organizzazione distale della presa tripode. Il mancino dovrebbe inoltre tenere la penna ad una altezza maggiore di circa tre centimetri rispetto a chi scrive con la destra. Ciò gli consente la visuale completa della propria scrittura e della corrispondente superficie di lavoro.

È d’obbligo citare però altri osservatori ed esperti del tema che consigliano invece di ricorrere all’uso di matite a mine morbide o penne con sferetta scorrevole ed inchiostro a rapida asciugatura, per evitare spargimenti e macchie che poi inficiano il lavoro rendendolo impresentabile.

 

Vari autori suggeriscono, soprattutto in bambini fra i 6 e gli 8 anni ancora incerti e maldestri, l’utilizzo di una presa che lasci 2 cm tra l’estremità dello strumento e le dita, col fine di migliorare la visibilità dello scritto, evitando prensioni anomale, disfunzionali e irregolari, e nella fattispecie la presa cosiddetta “a morso”, con tutte o quasi tutte le dita raggruppate nell’estremità finale dello strumento tracciante. D’altra parte, il momento evolutivo suindicato rappresenta un passaggio importante e delicato per il consolidamento della lateralizzazione.

 

La prensione maggiormente abilitante dovrebbe prevedere il pollice lontano dalla punta dell’oggetto tracciante; nessun dito che oscura o nasconde la vista di ciò che si scrive, ed un polso che guida il movimento sotto la riga di scrittura o parallelo ad essa.

 

Altri interventi efficaci per aiutare un mancino in fase esecutiva scrittoria, si possono riferire anche alla collocazione e al posizionamento nel banco. I bambini con dominanza sinistra dovrebbero stare seduti alla sinistra di un compagno di banco che scrive con la destra, onde evitare scontro fra gomiti.

È anche possibile, qualora si rivelasse necessario, compensare i movimenti del soggetto scrivente con indicatori ed ausili visivi in grado di differenziare la destra dalla sinistra, l’alto dal basso.

 

Bisogna tenere presente che l’attitudine naturale motoria del mancino farà tendere lo stesso a realizzare i grafemi e la chiusura degli stessi (asole e semicerchi) secondo direzioni contrarie a quelle notoriamente più abituali.

Sarà anche importante regolare le fonti di luce per non creare zone d’ombra proprio negli spazi appositi in cui si scrive e vi si orienta il proprio sguardo, per organizzare un ottimale focus ottico-visivo che non affatichi gli occhi.

Ricordiamoci che il soggetto mancino non è da sovrapporre a specifici disturbi dell’apprendimento. Eviteremo così di creare falsi positivi, ma anche falsi negativi, tenendo presente che proprio perché va aiutato come tutti, non vanno né esagerate e né sottostimati i suoi reali limiti e difficoltà. Questi aspetti verranno piuttosto compensati, cercando di rilevare e sviluppare anche la funzionalità. Affideremo dunque alla nostra pratica pedagogica, la possibilità di in intervento efficace in merito. Possiamo contare su principi, approcci, strategie e dispositivi potranno aiutare il soggetto mancino ad affrontare ciò che gli è richiesto, e nel rispetto dei suoi tempi e delle sue modalità lo aiuteremo a rimuovere gli ostacoli e dare pieno compimento al suo diritto all’istruzione e allo studio, con finalità di promozione sociale e valorizzazione personale.

 

 

dott. Nuccio Salis

(Pedagogista clinico, Counselor socioeducativo, Formatore analitico-transazionale, Educatore professionale)

 

Suggerimenti bibliografici:

  • Blason L. et al., Il corsivo dalla A alla Z” (la teoria), Trento, Erickson, 2004.
  • Bravar L. et al., “Le difficoltà grafo-motorie nella scrittura”, Trento, Erickson, 2014.
  • Crotti E., “Scarabocchi”, Cornaredo, Red!, 2015.
  • Venturelli A., “Dal gesto alla scrittura”, Milano, Mursia, 2004.
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