SI PUO' GUARIRE DALL'AUTISMO? Due esperti di pareri differenti si confrontano

Pubblicato il da Nuccio Salis

SOCRATIKON, BLOG DI PEDAGOGIA E SCIENZE UMANISTICHE, VI OFFRE UN DIBATTITO MAI REALMENTE REALIZZATOSI, OTTENUTO METTENDO A CONFRONTO LE DIVERSE E RISPETTIVE ESPERIENZE E CONCLUSIONI SCIENTIFICHE DI DUE IMPORTANTI LUMINARI A LIVELLO INTERNAZIONALE, NEL CAMPO DELLA RICERCA SULL'AUTISMO E SINDROMI DELLO SPETTRO AUTISTICO.

BUONA LETTURA!

UTA FRITH

(Psicologa, ricercatrice e docente presso Università College London, Università Aarhus e Fellow della Royal Society, British Academy, Academy of Medical Sciences)

NO:

“Non ci sono ancora terapie comprovate per i disturbi autistici. Ogni ipotesi riguardo alla cura è da considerare un faro nel buio. Il punto è: ‘Chi è disposto a credere a una cosa simile quando si tratta di un fatto personale?’ Non sempre prevale la razionalità, e la speranza è un fattore molto potente.

Ogni storia di un qualunque successo terapeutico non fa che alimentare le speranze di quei genitori che non desiderano nulla fuorché una cura definitiva per i loro figli (…)

Si legge di un farmaco, di una dieta o di un programma educativo che avrebbero portato eccezionali miglioramenti, tali da fare pressoché guarire dall’autismo. E così alcuni genitori compaiono in TV e ne magnificano i risultati. Il giorno dopo, ecco che viene intervistato uno scienziato che afferma che in assenza di studi sistematici non è possibile trarre alcuna conclusione sull’efficacia di una terapia, e menziona inoltre gli indesiderabili effetti collaterali che possono verificarsi. Quei guastafeste degli esperti stanno sempre lì a mettere in guardia sul fatto che la storia di un successo iniziale non da affidamento e che occorre fare ulteriori ricerche con controlli più accurati.

Lo scetticismo circa la possibilità di guarigione dall’autismo è motivato da diverse ragioni. Per cominciare, parecchie nuove cure mostrano risultati che più avanti si rivelano molto più scarsi, o che non si ripetono più. Gli effetti possono derivare dalla pura forza dell’entusiasmo di coloro che si sono avventurati sulla nuova strada terapeutica; ecco perché bisogna insistere sui controlli rigorosi. Per esempio, se il gruppo trattato viene selezionato fra i volontari per una nuova terapia, anziché in maniera casuale, questo può essere un errore metodologico. Inoltre, se i valutatori si basano su impressioni di miglioramento soggettive, conoscendo i soggetti trattati, ecco che si introduce un altro errore, e le differenze fra i gruppi possono essere discutibili.

Per finire, la convinzione sull’efficacia di una terapia può fortemente promuovere il miglioramento come effetto placebo (…) È una triste considerazione ma finora raramente sono stati effettuati studi che hanno confermato gli entusiasmi iniziali, rispetto a una nuova cura.

Solo accettando il problema, e accettando che sarà probabilmente permanente, i genitori possono condurre il bambino verso il miglior risultato possibile. Purtroppo, invece, nella storia dell’autismo si avvicendano molte mode (…) e la capacità di illudersi è stupefacente, e non bisognerebbe sottovalutarla, quando per l’ennesima volta viene sbandierata la notizia di una nuova cura (…)

Imbastire una storia ammaliante con uno o due fenomeni stupefacenti è una tentazione, ma per raggiungere la verità dobbiamo andare oltre l’incanto.”

(Uta Frith, da “Autismo. Spiegazione di un enigma”, nuova edizione, Roma-Bari, Laterza, 2005)

MICHELE ZAPPELLA

(Neuropsichiatra dell’età evolutiva, Primario della divisione di Siena, ideatore del metodo etodinamico AERC [Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea])

SI:

“Su cosa si intenda per guarigione, è opportuno spendere alcune parole. Rimane, infatti, a questo riguardo una diffidenza in molti studiosi, e ciò è legato probabilmente a molti fattori.

Forse la ragione di fondo consiste nel pregiudizio che vede l’autismo in tutti i casi come un disturbo dello sviluppo, cioè da ricollegarsi a uno o più disturbi congeniti dello sviluppo cerebrale. Su questa idea posano le varie obiezioni.

Innanzitutto la diagnosi di precise difficoltà nella reciprocità sociale si è col tempo affinata, in particolare nei riguardi dei casi di autismo con un buon livello mentale e in quelli con sindrome di Asperger per cui si vorrebbe avere una valutazione particolarmente completa da questo punto di vista. Ciò non è sempre facile: anzi, in genere, se un ragazzo guarisce, non viene più portato a visita, e se vi arriva, si riduce la possibilità di sottoporlo a vari test.

In secondo luogo, l’esperienza quotidiana che si ha con molti soggetti autistici, anche di buon livello mentale, è spesso frustrante e poco indicativa di cambiamenti radicali negli aspetti autistici del loro comportamento, e questo può facilmente sommarsi al sospetto che chi parla di guarigioni voglia con ciò vantare meriti di un suo metodo.

In terzo luogo, mentre è comunemente accettata l’idea che una cura con farmaci o con particolari diete o con l’introduzione di sostanze necessarie allo sviluppo biochimico di ben precisi sistemi enzimatici del cervello possa condurre a una guarigione completa, non lo si riconosce sugli interventi basati sulle relazioni umane!

(…) se è male inventare guarigioni inesistenti e vantare pregi inesistenti di un metodo, è certo dannoso tarpare le ali a ogni speranza, quando questa è legittima (…) ebbi l’esperienza di un bambino guarito, alla cui famiglia chiesi di partecipare ad una ricerca nordamericana. Quando i familiari scrissero che il bambino era ormai guarito, chi conduceva la ricerca rispose loro che questo era impossibile e suggerì cure con la vitamina B6 e il magnesio, mettendo nel panico i poveri genitori che sempre segretamente temevano che l’autismo del figlio ricomparisse.

Peraltro, un discreto numero di guarigioni è già stato descritto sia nella letteratura scientifica che in altre pubblicazioni in cui la distinzione tra forme neurologiche e forme simil-bipolari non era ancora stata presa in esame. In genere, le prospettive di guarigione, anche nei programmi più ottimisti, si stimano fra il 10 ed il 15%. Per tutti gli altri, ovvero la grande maggioranza, è prevedibile un destino di disabilità.

Quanto detto sulle guarigioni è certamente rilevante per coloro che hanno questa fortuna, per i loro familiari e per lo specialista, che si appassiona ancor di più quando vede finalmente arridere un’inaspettata vittoria. Ma va sottolineato che questa vittoria è, appunto, inaspettata e cioè rara.”

(Michele Zappella, “Autismo infantile. Studi sull’affettività e le emozioni”, Roma, NIS, 1996)

A cura di: dott. Nuccio Salis

(Pedagogista Clinico, Counselor Socio-Educativo, Educatore Professionale ADH, Formatore Analitico-Transazionale)

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